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Data pubblicazione:
17.03.2026
Resilienza organizzativa e realtà virtuale: il progetto Fereo innova la formazione sulla sicurezza sul lavoro
Strumenti e modelli sviluppati per supportare le aziende nell’era della trasformazione digitale esaminati in una monografia Inail - ROMA - La digitalizzazione dei processi produttivi richiede nuovi approcci alla prevenzione. Il progetto Fereo ha sviluppato uno strumento per l’autovalutazione della resilienza organizzativa e un percorso formativo in realtà virtuale dedicato alle procedure di sicurezza Lockout-Tagout.
La sicurezza nel contesto della trasformazione digitale. La diffusione delle tecnologie digitali sta trasformando profondamente i sistemi produttivi e le modalità di lavoro. Automazione, robotizzazione e interazioni sempre più complesse tra persone e macchine stanno modificando processi, strumenti e responsabilità, introducendo nuove sfide per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. In questo scenario diventa fondamentale la capacità delle organizzazioni di adattarsi al cambiamento. È in questa prospettiva che si colloca la monografia pubblicata dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) dell’Inail, dedicata ai risultati del progetto Fereo (Formazione e Resilience Engineering Organizzativa), finanziato nell’ambito del bando di ricerca BRiC 2022.
Il progetto Fereo e il nuovo paradigma della sicurezza. Il progetto nasce con l’obiettivo di analizzare il cambiamento dei modelli organizzativi nell’era digitale e di sviluppare strumenti innovativi per la gestione della sicurezza sul lavoro. L’iniziativa è stata realizzata dal Dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale dell’Università La Sapienza di Roma e dal Dipartimento di Ingegneria industriale, elettronica e meccanica dell’Università Roma Tre, in collaborazione con il Dimeila. Alla base del progetto c’è il passaggio dal tradizionale paradigma Safety-I, focalizzato sull’analisi degli errori e degli incidenti, al modello Safety-II, che considera la sicurezza come la capacità dei sistemi di funzionare efficacemente anche in condizioni variabili e impreviste. Un ruolo centrale assume in quest’ottica la Resilience Engineering, disciplina che studia la capacità dei sistemi socio-tecnici (ossia i contesti in cui persone, tecnologie, procedure e decisioni interagiscono costantemente) di adattarsi a diverse contingenze e criticità, mantenendo continuità e qualità delle prestazioni. Una caratteristica ormai ben nota come resilienza che, secondo una delle sue definizioni più precise, è la capacità di un sistema sociotecnico di mantenere le prestazioni desiderate – o di recuperarle rapidamente – anche in condizioni impreviste, grazie alla regolazione continua e flessibile del proprio funzionamento.
Un tool per misurare la resilienza delle organizzazioni. Tra i risultati principali del progetto vi è lo sviluppo di uno strumento di autovalutazione della resilienza organizzativa destinato alle aziende che adottano tecnologie 4.0. Lo strumento è stato progettato sulla base di una vasta indagine nazionale che ha coinvolto oltre 300 imprese manifatturiere italiane. L’analisi ha permesso di individuare il divario tra l’importanza attribuita ai principi della resilienza e le pratiche effettivamente adottate nelle organizzazioni. Il tool consente alle aziende di valutare il proprio livello di resilienza analizzando quattro capacità fondamentali: monitorare ciò che accade nei sistemi di lavoro, rispondere agli imprevisti, anticipare possibili rischi futuri e imparare dall’esperienza operativa. Questo approccio aiuta le organizzazioni a comprendere meglio come gestire la variabilità dei processi produttivi e rafforzare la prevenzione nei contesti di lavoro sempre più complessi.
La formazione immersiva in realtà virtuale. Il progetto Fereo ha inoltre sperimentato l’uso della realtà virtuale (VR) per la formazione sulla sicurezza. In particolare, è stato sviluppato un “virtual journey” dedicato alle delicate procedure di sicurezza Lockout-Tagout (LOTO), utilizzate durante le attività di manutenzione di macchine e impianti. La simulazione virtuale è stata concepita come un laboratorio controllato in cui riprodurre in sicurezza scenari complessi, situazioni impreviste e possibili deviazioni dalle procedure standard. Questo tipo di esperienza immersiva consente ai lavoratori di sperimentare senza rischi decisioni operative e competenze di problem solving che normalmente emergono in condizioni limite, difficilmente riproducibili nella formazione tradizionale. I risultati della sperimentazione hanno mostrato come l’integrazione tra modelli teorici di resilienza, tecnologie immersive e protocolli di valutazione orienti il panorama della formazione verso modelli di prevenzione proattivi che risultano più adeguati in un contesto produttivo in continua evoluzione come quello attuale.
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